domenica 3 febbraio 2013

Vive Christiane Taubira!

Un parlamento del genere in Italia evidentemente non ce lo meritiamo proprio

Bagnasco sui matrimoni tra persone dello stesso sesso.

E mentre i giornali di qualunque orientamento politico e qualunque posizione nei confronti dell'estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso (si, ni, so, no) agitano lo spauracchio delle parole apocalittiche e contrarie del cardinal Bagnasco che parla di baratro (ricordando, se ci fosse da ridere, la signorina Vaccaroni di Avanzi)

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è bene leggere quel che il presidente della Conferenza episcopale in Italia ha detto davvero nell'interezza del suo pensiero.

Intanto cominciamo dal contesto in cui questo pensiero (sic!) è stato pronunciato: il convegno Famiglia, risorsa per la chiesa e per la società che si è svolto sabato sera nel capoluogo ligure, ottavo dei 16 Convegni pubblici regionali promossi dall’Azione Cattolica in preparazione alla prossima Settimana sociale dei cattolici Italiani.

Come riporta il SIR le parole di Bagnasco non esprimono solo metafore di apocalisse o di condanna per i matrimoni gay come sembrerebbe a leggere gli articoli dei principali quotidiani, ma esprime la volontà totalitaria di imporre una religione come valore universale e condiviso andando contro il principio democratico di pensare e vivere diversamente dai precetti della religione cristiana. 
Per Bagnasco è un errore che l'Europa ha dimenticato le proprie radici cristiane, le radici della propria cultura e della propria civiltà. Senza queste radici si varano leggi sbagliate che non sono solo quella del matrimonio tra persone dello stesso sesso ma tutte quelle leggi sulla vita, sulla famiglia, sulla libertà che per Bagnasco stanno dimostrando che non acquistano in termini di una civiltà più umana e solidale ma semmai più individualista e più regressiva.

In un tentativo disperato di negare la realtà della presenza delle famiglie omogenitoriali Bagnasco si permette di dire che
è esperienza universale che la famiglia non è un qualcosa che lo Stato o l'autorità abbia mai inventato (...) lo Stato ha sempre riconosciuto questa realtà, questo valore etico, spirituale, e culturale della famiglia come la nostra Costituzione molto bene riconosce.


E' strano che proprio Bagnasco affermi questa semplice constatazione proprio  quando la posizione della chiesa in tutti i casi di conflittualità tra libertà democratica e teocrazia totalitaria attesta che sia sufficiente il divieto per legge per impedire che certi comportamenti o certe pratiche vengano compiute. Prendiamo il caso dell'aborto.
La 194 non creò una possibilità che fino a quel momento non c'era, al contrario intervenne  per controllare una situazione endemica di aborti clandestini tutelando prima di tutto la salute delle donne.
La stessa cosa vale per l'estensione del matrimonio anche alle persone dello stesso sesso.
Se la legge deve essere fatta non è per aprire a una possibilità della quale fino ad ora non c'era l'esigenza o la necessità ma, al contrario, per tutelare tutte quelle coppie di fatto con o senza prole che in Italia già esistono e non hanno alcuna tutela o riconoscimento legali.

Lo hanno detto anche la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione.

Il Baratro di cui parla Bagnasco non è solo quello del matrimonio gay ma ben più in generale quello dell'autodeterminazione dell'uomo (e della donna)
Nella nostra società, ha detto ancora il cardinale, siamo di fronte ad "una inversione per cui la grande capacità di fare che l'uomo ha assunto grazie alla tecnica - questo è in sé un dato positivo - sta diventando la volontà, la pretesa di fare sé stesso". Ma "quando l'uomo, dal poter fare grazie alla scienza, alla tecnica e alla ricerca, pretende poi di fare sé stesso a piacimento, vuol dire che siamo vicino al baratro".
L'uomo non può fare se stesso  e quindi non può decidere della sua vita come della sua nascita o della sua morte.
E' dio a decidere su questi momenti importanti della vita delle persone, dio, cioè l'incarnazione totalitaristica sadica e tanatofila della più pericolosa religione del pianeta l'unica che  offre ai suoi accoliti il sangue e il corpo del figlio del proprio dio come promessa di resurrezione, nel proprio corpo, per la vita eterna.

E' ora che a questa cultura di morte, sadica e patriarcale, maschilista fin nel midollo e sessuofoba, vengano tolti tutti i privilegi di cui gode in Italia e rimanga come associazione privata e che pur discriminando e non ritenendo tutti uguali non viene cancellata in nome di una democrazia vera (purtroppo c'è la Costituzione) ma che almeno non gode più del sostegno e del prestigio dello Stato italiano che dovrebbe trattare la storiella di Maria vergine prima durante e dopo il parto di Gesù sulla falsariga delle idee di scientology o degli ufo o della parapsicologia.

Il vero baratro è quello su cui si trova una chiesa ormai completamente immersa nella lotta per il mantenimento dei propri privilegi.
Il matrimonio tra persone dello stesso sesso può essere una testa di ariete che sfonda le porte della città di dio e fa piazza pulita di una ideologia venefica per tutte le donne e tutti gli uomini.

Ma quanto siamo tutte naïf. Sul Coming out di Alessandro Grilli.

Il programma è noto.
L'eredità. Conduce Carlo Conti. Quando si introduce un/a nuovo/a concorrente, di solito accompagnato/a da un/a familiare, la moglie, il fidanzato, una figlia...,  li si  presenta anche con cenni alla vita privata: studi, famiglia, lavoro, hobby...

Anche nel caso di Alessandro Grilli, giovane 21enne di Seravalle (Ferrara)  le domande vertono sugli studi, sull'occupazione e sul suo stato civile.
Alessandro dice che è single. Che per lui non si trova. Per me no. Conti chiede come mai.
C'è crisi risponde Alessandro. Il paese è piccolo sono più abituato alle grandi città.
Quando torni saranno contente le ragazze...
commenta Conti
Alessandro risponde facendo cenno di no col dito: Non tanto le ragazze.
Poi fa una pausa, per spiegarsi bene e non cavarsela con un sono gay che non significa nulla. E prosegue Sono andato al Gay Pride, infatti. Quindi cercherei più un ragazzo.

Non sono gay, cioè appartengo a una razza a parte, a una classe coesa e uguale e unita (l'orientamento sessuale non ci unisce infatti, a unirci è la discriminazione in base ad esso, anche due etero possono essere accomunati dall'orientamento sessuale ma essere differenti in tutto il resto) ma mi piacciono i ragazzi che è l'unica cosa che la parola gay indica davvero senza individuare stereotipi comportamentali o posturali o del modo di vestire, o dei gusti non sessuali (musica, lavoro, hobby) come purtroppo la parola gay indica  a causa dello stereotipo che si porta appresso.

Mi piacciono i ragazzi. La cosa più naturale di questo mondo detta con altrettanta naturalezza e un sorriso franco.

E poi si passa oltre perchè non c'è nient'altro da aggiungere.

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Se il concorrente precedente va a baciare la moglie,  Alessandro, che non ha il ragazzo, si presenta al gioco da solo, accompagnato da nessuno. Il pubblico ti adotta subito commenta Conti.

Nell'immaginario collettivo mediatico si tratta una visibilità monca, perchè il ragazzo - e non è certo colpa sua -  è single e non lo accompagna nemmeno uno straccio di amica. Frocio sì, ma da solo, come sono condannati alla solitudine tutti i gay.
D'altronde non è forse questa la paura delle mamme, che i figli gay rimangano da soli perchè non mettono su famiglia?

Il Vaticano ha da gongolare. Il gay in tv in fascia pre serale è giovane e non radicato nella società.

Non c'è da esaltarsi, mediaticamente parlando.

Certo il gesto di Alessandro rimane, nella sua spontaneità e freschezza e disarmante semplicità, un punto di riferimento.

In realtà non ci dovrebbe essere nulla di eccezionale in questa dichiarazione se non fossimo in Italia e se l'omosessualità non fosse ancora in pieno stigma.

Interessanti le reazioni dei blog e della stampa.

Nessuno nota che, a differenza degli altri concorrenti, Alessandro è da solo in studio e non è accompagnato nemmeno uno straccio di amica (eppure, si sa, i gay so sempre pieni di figa...)

Tutti si soffermano sul coming out quando Alessandro non ha nascosto il suo orientamento sessuale anzi lo ha subito ammesso.

Il coming out avviene quando, dopo aver usufruito per un po' di tempo della presunta eterosessualità, ancora considerata di default e quindi attribuita a tutti e tutte, tu sciogli l'equivoco e dici che ti piacciono i ragazzi (o le ragazze) . Alessandro invece lo ha detto subito sciogliendo l'equivoco sull'eterosessualità di default non suo ma di Conti.


Il coming out si fa prima di tutto in famiglia, e nella sfera delle amicizie, o del posto di lavoro o a scuola, se Alessandro lo dice così apertamente in tv non solo non ha niente da nascondere ma evidentemente dice qualcosa che, chi per lui conta, sa già.


Più che di coming out di Alessandro si tratta di discriminazione del mezzo televisivo che non considera l'omosessualità come un orientamento sessuale di default, anche se statisticamente minoritario, tanto quanto quello etero.

Nessuno però nota questo particolare.


Per tutti il gesto di Alessandro è eroico di per sé perchè ha avuto il coraggio di dire che è un busone.

Nessuno nota che, invece, è riuscito a trovare un posto in un immaginario collettivo che quel posto non glielo dà.

Un florilegio di titoli ci chiarirà le idee.

L'eredità, un concorrente gay confessa: "Cerco un ragazzo" (reality show)

Alessandro non confessa, verbo che ha sì il significato di dichiarare apertamente ma qualcosa di negativo.

Alessandro dice.

Nel sommario del post di gay.tv che titola

L'Eredità, coming out in diretta tv del concorrente gay Alessandro Grilli


si legge Il concorrente Alessandro Grilli ammette: "Sono andato al Gay Pride quindi cercherei più un ragazzo".

Ammette. Come il confessa dell'altro bog.
Si ammette, cioè si riconosce apertamente, un errore; di essere impaurito; che il compito sia difficile (Sabatini Coletti online).


Insomma già solo nei siti gayfriendly l'omosessualità rimane una eccezione, qualcosa da confessare, da ammettere, da togliersi il peso facendo sapere a tutti che non si è conformi.

Questo modo di sentire è talmente connaturato che Gay.it arriva addirittura a dire il falso: per sottolineare l'eccezionalità del coming out di Alessandro apre il post dicendo:
Un coming out in tv, quando meno il pubblico se l'aspetta e in una trasmissione che ha poco a che vedere con la vita privata di chi vi partecipa.
Poco a che vedere con la vita privata? Ma se nella stessa puntata in studio, ad accompagnarli, ci sono la moglie di un concorrente e il fidanzato di un'altra che parlano del carattere dei/delle loro partner?!

Insomma non siamo lontani dalla ricettività da gossip.

Un busone lo ha detto avanti a tutti, fico no?! 
Senza pensare al contesto, al messaggio, a come altri ragazzi che davvero ancora non lo hanno detto a nessuno possono usare la spontaneità di Alessandro come modello per il proprio Coming out.
Un sito rivolto ai gay dovrebbe pensare a questo.
Dovrebbe sostenere, aiutare, normalizzare (lo so che la parola è ambigua).

Invece conta solo l'aspetto evenemenziale della notizia.
Un frocio ha fatto coming out in diretta tv su rai uno.


Non da meno sono i quotidiani.

Repubblica
titola

L'Eredità, la confessione del concorrente gay: ''Cerco un ragazzo''



Insomma mentre per Alessandro dire che cercherebbe un ragazzo è la cosa più normale di questo mondo per la rete e la stampa Alessandro si confessa, ammette di essere...


Di tutt'altro stile Libero che titola
Carlo Conti, che gaffe con il concorrente gay a L'Eredità
mentre il sommario dice
Il conduttore del quiz Rai incalza il giovane Alessandro: "Perché sei single? Chissà le ragazze...". Replica imbarazzata: "Veramente sono andato al Gay Pride"
Dove l'opposizione su cui è costruita la descrizione è tra le ragazze attribuite al frocio che risponde imbarazzato che va al gay pride.

Capito etero ed ...etere che andate ai pride? Siete omosessuali anche voi!!!